Sole meraviglioso, 12 gradi, cielo azzurro.
Carico l'i-pod e via!
Naturalmente non può mancare il cagnolone con cui faccio amicizia: un bel pastore belga, nero e pelosissimo. Qualche carezzina, mi godo i suoi dolci occhi e me ne vado.
Il Colosseo dopo più di un mese sembra ancora più bello. Un clown cerca di far ridere dei bambini e regala loro dei palloncini; una coppia porta a spasso il loro bimbo, lui spinge la carrozzina, lei tiene il cagnolino... mi piacerebbe, un giorno, fare la stessa cosa!
Un anziano signore porta a spasso due cagnolini identici, ma di diverso colore. Quello nero decide che è meglio accomodarsi sulla panchina del suo padrone, piuttosto che poggiare il suo grazioso sederino a terra.
Rivedo, dopo quasi due anni, lo stesso bambino che suonava il bongo con una maestria che mi aveva impressionato: è cresciuto, è più alto, un omettino... ma ahimè, è ancora a suonare sul ciglio di una strada.
Poco più in là, un gruppo blues improvvisa un pezzo... sono eccezionali. Tolgo le cuffie e li ascolto ancora un po'.
Un uomo/sushi mi offre il volantino del ristorante per cui lavora, poveretto! Io lo prendo, ma non sa che non mangerei sushi nemmeno se fosse gratis!
Nel frattempo nella mia testa si susseguono tanti pensieri: telefonate che devo fare, chitarre da accordare, lavori da rinnovare...
E mentre aspetto la primavera, continuo a vivere...
Daniela
Durante gli innumerevoli viaggi da Catania verso casa e viceversa, mi sono sempre chiesta come fosse quell'antico monastero che vedevo sulla punta di un monte, un monastero abbandonato (così mi disse mio padre) e che è meta annuale di fedeli.
E' stato in queste vacanze che mi sono decisa, una volta per tutte, a far visita a questo posto così ricco di mistero:
Invece di proseguire verso casa, esco ad un altro svincolo e cerco indicazioni per giungere in cima a quel monte; naturalmente non trovo nulla, proseguo a casaccio verso quella direzione e mi fermo per chiedere informazioni ad un pastore. Mi guarda un po' basito, non capisce se lo sto prendendo in giro. Mi dice che non esiste un sentiero vero e proprio, che quel posto è abbandonato da così tanto tempo che nessuno ha mai provveduto a migliorarne i collegamenti. Ad ogni modo, continuo per una stradina di campagna finchè non decido di fare l'ultimo tratto a piedi. Lascio la macchina a quasi un Km dalla cima e mi immergo in un boschetto che dall'autostrada non avevo mai visto. Da lontano quel monte mi era sempre parso spoglio, invece adesso sono circondata da arbusti non troppo alti, ma sicuramente inquientanti. Per un attimo perdo l'orientamento, finchè scorgo un sentiero che sembra giungere proprio in cima.
Cammino per 10 minuti abbondanti. Finalmente intravedo il monastero. Mi avvicino al cancello e, dando una sbirciatina dentro, mi accorgo che è aperto; mi intrufolo all'interno: il silenzio che avvolge queste mura è profondo, particolare... Faccio attenzione e noto che non si sente cinguettare nemmeno un uccellino. Mi avvicino alla porta che sembra accedere alla chiesa, quando una mano si poggia sulla mia spalla ed emetto un urlo di spavento. A farmi prendere un infarto è un piccolo frate, lunga barba bianca e pancia prominente. Ma il monastero non era abbandonato? Mi spiega che da quando la zona è rimasta isolata, la chiesa è stata oggetto di mira da parte di certi ragazzacci, forse membri di sette sataniche, e per evitare la sconsacrazione di certi luoghi, il comune ha disposto che un custode sorvegliasse la zona; così si è offerto il frate, che ha sempre adorato questo monastero e che ha sempre desiderato vivere lontano dai centri abitati.
Per niente infastidito dalla mia presenza e dalla mia curiosità, si offre di farmi da guida. Mi mostra la chiesa, decisamente fatiscente ma con un certo fascino; spoglia, fredda e poco luminosa: praticamente perfetta!
Mi racconta che i suoi fratelli, anni e anni fa, vissero una vita semplice, anche se poco agiata, dedicando il loro tempo alla lettura, alla coltivazione dei campi e alla ricerca della luce. Ricordo di non aver capito quest'ultimo concetto, ma non mi era sembrato il caso di interromperlo mentre parlava.
Ad un certo punto mi porta nei sotterranei, dove una volta prosperava una "rigogliosa" biblioteca. Adesso restavano pochi libri, quasi tutti di preghiera e ammuffiti, ma potevo sentirne quell'odore inconfondibile. Giunta alla fine di un corridoio, noto un vecchio scrittoio ormai divorato dai tarli, una lampada ad olio accesa, un quaderno consunto aperto ed un calamaio. Sembrava quasi fossimo tornati indietro nel tempo. Appeso sopra lo scrittoio, un vecchio quadro raffigurante un frate, il volto poco chiaro a causa della deteriorazione della tela. Il frate mi spiega che quello era il posto di Fra' Clemente, il frate che più di tutti dedicò la sua vita alla ricerca della luce. A questo punto ho chiesto cosa intendesse per luce e con un dolce sorriso mi spiega che la luce è la bontà, la libertà, ciò che è giusto a prescindere dal giudizio di chiunque, è il rispetto, la carità, l'amore, è tutto e non è niente, ma soprattutto non è l'ipocrisia che ci circonda.
Il suo discorso mi fa sorridere e pensare che allora certe persone sono davvero esistite...
Il tramonto fa capolino da una finestrella e decido che è ora di andare.
Saluto il frate e lo ringrazio della disponibilità; gli prometto che tornerò a trovarlo presto.
Quando arrivo a casa racconto ai miei del mio insolito pomeriggio e, incuriosita dal discorso del frate, faccio una ricerca su Fra' Clemente: trovo una vecchia foto del monastero e poi... una foto del ritratto che ho visto sopra lo scrittoio. Questa volta, però, il volto è ben visibile e, incredula, scorgo lo sguardo del dolce frate che mi ha fatto da guida per tutto il pomeriggio; sotto, una didascalia: Fra' Clemente da ******** 1820-1899. La notte non dormo, ho troppi pensieri per la testa: ma era davvero lui? Me lo sono sognato? Forse i frati si somigliano un po' tutti.
Il giorno dopo torno al monastero. Il cancello è completamente sbarrato, non vi è possibilità di entrare, nè di scavalcare. Giro attorno alle mura, ma non c'è niente che mi faccia supporre la presenza di qualcuno. Mentre imbocco il sentiero che mi riporta alla macchina, incontro lo stesso pastore del giorno prima, il quale mi dice che il monastero è completamente disabitato da anni, ormai, che non vi è mai stato un custode. Mi giro per dare un ultimo sguardo a questa vecchia costruzione e scorgo una fioca luce provenire da una delle cellette... Dura un attimo, un battito di ciglia. Non è vero, un custode c'è e ci sarà sempre.
Mi incammino verso la macchina e prima di abbandonare quel luogo, mormoro tra me e me: "Addio Fra' Clemente, spero tu possa trovare la tua luce e che possa conservarmene un po'".
Daniela
-Vorrei scrivere le mie memorie.
-Vorrei praticare sport estremi.
-Vorrei non essere fifona così da praticare sport estremi.
-Vorrei un cane.
-Vorrei un giardino dove tenere un cane.
-Vorrei riuscire a innervosirmi meno.
-Vorrei sparare meno cavolate.
-Vorrei imparare il linguaggio dei sordomuti.
-Vorrei imparare.
-Vorrei diventare una scienziata pazza.
-Vorrei dormire di più.
-Vorrei dormire meno e prendere tanti pesci.
-Vorrei tornare piccola.
-Vorrei volare.
-Vorrei sognare.
Buon anno a tutti!
Daniela