Ormai manca poco all'arrivo.
Cerca di ripassare tutto. Il colore dei suoi occhi, il profumo della sua pelle, il suo sorriso, le sue mani grandi e protettive, il suo modo di abbracciare, la sua camminata veloce e decisa, il calore della sua voce.
10 Km.
Quanto le piaceva vedere come prepara il caffè, quella procedura minuziosa che alla fine le avrebbe offerto il caffè italiano più buono preparato da uno straniero: acqua appena sopra la vite della base della caffettiera; un cucchiaino di caffè, due, tre... fino a riempirla, e poi la "limatura"... Non un grammo di caffè sarebbe caduto sul tavolo. Al primo schizzo, la cremina era già in fase di preparazione; et voilà, il miglior espresso mai bevuto prima.
Me lo preparerà ancora?
5 Km.
Quanta dolcezza nei suoi gesti, quanta semplicità. Come quella volta al parco, quando ha trovato un euro per terra e l'ha regalato al barbone poco più in là; oppure la volta che ha dato la sua bottiglia d'acqua ad un pover uomo sul ciglio di una strada quando, esattamente ad un passo da lui, acqua fresca sgorgava da una delle fontane tipiche di Roma. Ma lui è così, non ci ha pensato due volte, ha agito istintivamente. Quell'uomo aveva sete e lui l'ha dissetato.
Quanti pazienti sfama e disseta, qui?
2,5 Km.
Ecco, ci siamo. Fra pochi minuti sarà giunta a destinazione. Conosce l'ospedale dove lavora, è stato il protagonista di tanti racconti.
Ospedale- Atrio.
Chiede di lui ma nessuno sembra darle retta. Controlla i reparti. Primo piano, secondo piano, terzo.
Entra, la confusione regna sovrana, la gente corre, piange, aspetta.
"Dove sei? Dove? Lo so che stai lavorando, io so tutto di te. Siamo stati insieme per poco tempo ma io ti conosco. Tu sei mio, mi hai regalato il tuo cuore, mi hai presa per mano. Sei qui, ti sento, ti vivo".
Un camice bianco chino su un bambino. Il piccolo ha gli occhi lucidi ma un dolce sorriso sul volto. Il dottore (che non vede... è di spalle... ma... quei capelli arruffati e brizzolati... sarà lui?) gli sta porgendo un cioccolatino. Lo saluta e gli da un bacio in fronte (sì! E' lui!); si gira e finalmente i loro sguardi si incontrano, i loro cuori si fondono in un unico, grande battito...
E' deciso. Lo raggiungerà.
Sono trascorsi mesi di silenzio durante i quali lui si potrebbe essere dimenticato di lei. Forse non gli è mai importato molto, ma non le interessa. Deve dirgli quello che prova; deve dirgli che, da quando l'ha conosciuto, il cielo non è più grigio, ma i raggi di sole riescono a scaldarla; i sorrisi sono tornati a splendere sul suo volto; lascia i capelli sciolti, perché sono più femminili e mettono in risalto il colore degli occhi (così le diceva...); saluta i vicini e domanda loro come stanno, perché fondamentalmente non è più di cattivo umore. Da quanto tempo non succedeva una cosa del genere? E adesso che è andato via, lei non può ricadere in quell'abisso, non vuole.
Entra in un'agenzia di viaggio e chiede informazioni alla signorina dietro la scrivania. E' emozionata come una bambina.
Le viene illustrata un'offerta che prevede anche l'alloggio in un albergo molto carino: e sia! Ha tanti soldi messi da parte, mai spesi perché mancava un motivo per farlo.
Esce dall'agenzia con un biglietto in mano e il cuore pieno di speranze...
Quando esco ho sempre la musica nelle orecchie. Oggi, però, decisa a leggere un libro per me molto importante, ho messo da parte il mio i-pod e devo ammettere che molti suoni sono veramente interessanti.
Escludendo un antipatico vocio generale, mi sono soffermata su un bambino (accompagnato da una mamma già stanca) decisamente logorroico (alle 7 del mattino...) che inventava storielle sul treno, come se vivesse di vita propria. Ma a colpirmi non è stata la sua irrefrenabile fantasia, bensì il rapporto che instaurava con chiunque vi si sedesse vicino. Una signora non smetteva di sorridergli e, giunta alla sua fermata, l'ha salutato dicendo: "Ciao bello!", e lui in risposta: "Ciao bellissima!", provocando uno scoppio di risa. Quando poi si è reso conto che quella era anche la sua fermata, ha pensato bene di ribadirlo alla sua nuova amica: "Ehi, anche io scendo qui, bellissima!"... Che forte!
Poi vabbè, mi sono estraniata per leggere ma ogni tanto venivo svegliata dal fischio del treno, oppure dalle chiacchiere dei miei vicini o, ancora più spesso, dalle persone (miriadi di persone) che mi chiedevano informazioni. Indossare una divisa ha i suoi svantaggi!
Adesso sono in pausa tra un turno e l'altro. La giornata non è ancora finita. Vedremo cosa mi aspetta.
Daniela
Caldo, caldo, caldo!
10 intensi giorni, questi.
Un funesto evento ha riportato a galla quel dolore che ho provato quando è morto Peppe... Un dolore mai scomparso, ma soltanto sopito. E così sono ricominciati sogni tristi e pensieri costanti nella mia mente.
Sono tornata a casa per 3 giorni.
Mentre ero in fila per il mio check in, un ragazzo è stato estremamente scortese con me. Io sono stata estremamente stupida: non gli ho risposto. Ciò ha contribuito a farmi innervosire. Seriamente innervosire.
A bordo: gli annunci non sono stati fatti a voce, ma li abbiamo ascoltati e visti dagli schermi: la traduzione in inglese lasciava molto a desiderare, praticamente hanno tradotto 1/4 dei messaggi.
Invece ho trovato particolarmente divertente il linguaggio per sordomuti!! Molto, molto ambiguo, ahahaha!!!
Mi sono resa conto di essere intollerante agli adolescenti. Ma anche io ero così alla loro età? Sono tutti uguali, tutti ossessionati dalla moda, tutti dannatamente troppo attenti al loro aspetto esteriore, tutti strafottenti degli altri, menefreghisti... Che nervi incontrarli sui treni! Occupano sedili solo con gli zaini, fanno caciara... Sì, sono proprio intollerante e non va bene.
A casa ho trascorso giorni meravigliosi. Ho ascoltato la mia nipotina nel pancino di mia sorella: che emozione!!! Le ho parlato, l'ho "coccolata"... E' bellissima e vedere Manuela con quanta dolcezza parla di lei, con quanto amore sta portando avanti la gravidanza, mi emoziona molto.
E poi: tante risate con tutti, film horror, mangiate (SLURP), il mio amore Linus e il mio cielo azzurro. Cosa potevo chiedere di più?
Partire, come sempre, è stato straziante e, una volta rimasta sola, sono scese le solite lacrime sul mio viso.
Sul volo di ritorno due delle quattro hostess erano al loro primo giorno di lavoro. Tratto inconfondibile: scarpe assolutamente nuove!
E' stato bello osservarle: un po' impacciate, molto timide, gentilissime... Auguro loro di diventare le migliori!
Sto scrivendo in un pomeriggio caldo e soleggiato. Questa settimana è dura: 6 giorni lavorativi, tra cui 2 doppi turni e solo un giorno di riposo. Per non parlare del fatto che domenica comincia il volo per Montreal che apre il check in alle 6 del mattino! Dovrò svegliarmi alle 4 e non so ancora come raggiungere la stazione, dato che la metro a quell'ora è chiusa. Mi sa che il motorino che avevo intenzione di comprare "prima o poi" dovrò comprarlo molto prima che poi...
Basta scrivere. Domani avrò il secondo doppio turno, ergo oggi devo fare un sacco di cose a casa e fuori!
Al lavoro...
Daniela
In questi giorni di bolle di sapone, mi immergo nel calore di un raggio di sole arancione...
Vi è mai capitato di riflettere sul fatto che la nostra immagine riflessa sullo specchio non è la stessa che vedono tutti gli altri? E', per l'appunto, inversa...
Non mi piace l'idea di non vedermi come sono veramente. Per farlo dovrei scattarmi una foto ogni volta! E così mi stupisco puntualmente nel vedere a sinistra il neo che ho a destra, sul collo; oppure Rudy (il mio boccolo...) a destra quando invece spunta a sinistra... Mah.
Due giorni fa, in treno, ho notato che le persone, quando ridono o sorridono, sono molto più belle. Non importa se così facendo mettono in risalto delle rughe, denti ingialliti o emettono strani versi. Sono più belle. Una ragazza straniera rideva con la madre... Il suo volto si è illuminato, sembrava essere tornata bambina.
A volte mi sveglio come Bill Murray nel film Ricomincio Da Capo: tutte le mattine cominciano esattamente allo stesso modo! Spengo la sveglia, vado in bagno a lavarmi, indosso la divisa, metto il foulard, mi pettino i capelli, profumo ed esco. Percorro sempre lo stesso tragitto verso la metro, incontro le stesse persone (i commessi del supermercato dietro casa), lo stesso profumo di cornetti mi avvolge una volta giunta all'angolo... Le cose cominciano a cambiare a Tuscolana e sul treno! Che strano...
A proposito di treni. Vi incontro spesso una poliziotta che presta il suo servizio all'aeroporto. E' una donna sulla quarantina, non molto bella, capelli raccolti castano ramato. La definirei molto materna...
L'ho chiamata: "La dispensatrice di sorrisi". E' una donna dolcissima, se incroci il suo sguardo ti sorride. L'altro giorno non sono riuscita prendermi il mio sorriso perchè c'erano troppe persone tra me e lei. Uffa.
Ieri due piacevolissimi incontri: ero seduta a mangiare un panino prima di recarmi al cinema e un passerotto si è poggiato sulla sedia accanto alla mia, aspettando qualche mollica. Non si spaventava! E' salito fin sopra il tavolo... Che meravigliosa immagine!
All'uscita dal cinema, invece, un gattino era appollaiato su una sedia. Quando gli ho rivolto la parola ha cominciato a fare il ruffiano... Si rotolava facendo le fusa... L'ho coccolato qualche minuto e poi sono andata via.
Eh sì... Piacevoli incontri.
La serata ha poi preso una piega non troppo felice, ma fa parte del pacchetto. Ma alla fine un dolcissimo caipiroska alla fragola e un progetto per una possibile escursione in Toscana, hanno restituito dolcezza al tutto.
Daniela
Adesso porto con me un quaderno, piccolino, dove annoto tutte le cose strane o interessanti che vedo. Vorrei qui riportarle.
10 Maggio 2009:
mattina presto, bar dell'aeroporto. Mentre aspetto il mio quotidiano cappuccino, una straniera si avvicina al bancone mostrando il suo scontrino e pretendendo il suo caffè in un battito di ciglia. Da notare il suo volto stupito nel non vedere il caffè nel momento in cui ha consegnato lo scontrino alla barista. Incredibile! A parole non riesco a descrivere la scena, era veramente assurda, avrei voluto spiegarle che occorreva il tempo materiale di recepire il messaggio e mettere in pratica la richiesta. Mah.
Durante il check in conosco un passeggero nato nel 1916. Alla faccia di tutti, lui era uno dei pochi anziani a non aver richiesto l'assistenza per arrivare al gate. E' sceso al finger con le sue gambe. E quanto era simpatico!
Al gate per Vienna, la porta era rotta, non scorreva. Un addetto adr è venuto a sistemarla e prima di andare via mi ha detto in tono prettamente romano: "Stamo a organizzà un corso de pesi per tutti quelli che lavoreno all'aeroporto. Così ve fate i muscoli!" (riferito alla porta che non riuscivo ad aprire)... E lì risate tutti insieme.
11 Maggio 2009:
ancora mattina, ma alla stazione. Mi metto in fila per salire sul treno, mentre mi dirigo verso un sedile vuoto, un uomo mi spinge, mi mette da parte e lo occupa. Scenderà due fermate dopo (mentre io arrivo fino all'aeroporto, ovvero ultima fermata). Queste cose mi disgustano. Mi rendo conto di essere fin troppo rispettosa: lascio scendere tutti, rispetto il mio turno in fila, cedo il posto se necessario, tengo la destra sulle scale mobili se non mi va di salire... Ma cosa ci guadagno? Sono una delle poche fesse che lo fa. Che nervi. Tanto lo so che continuerò a comportarmi così e la gente continuerà a fregarsene degli altri. Questo mondo gira proprio male.
Stessa mattina, stesso treno. Quando finalmente riesco a sedermi, noto che di fronte c'è un ragazzo, 35 anni al massimo, elegantemente vestito. La cosa che mi ha colpito è stata il suo sguardo. Sembrava infastidito, schifato non so per quale arcano motivo. Osservava gli altri attentamente ma i suoi occhi si spostavano freneticamente. Davvero, davvero strano.
Stesso giorno, viaggio di ritorno. Ho appena finito di leggere Giro di Vite, di Henry James: mi ha lasciata notevolmente frastornata.
Sui prati che osservo dal finestrino ci sono, come sempre, le pecore che pascolano: tante macchie bianche in una distesa verde; mimetizzato, accanto a loro, un pastore maremmano bianco, pigro quanto mai! Non l'ho mai visto in piedi, ma sempre a bivaccare poco più in là...
12 Maggio 2009:
rivedo ex colleghe di lavoro, rido, scherzo. Ma una cosa mi fa arrabbiare, ovvero il mio modo di essere. Non riesco a dire no, non ce la faccio. Sono una debole e questo non va bene, non riesco ad impormi nemmeno nelle cose più sceme.
18 Maggio 2009:
stazione Tuscolana, ore 7:40 del mattino. Eccola lì! La signora del 7° piano del palazzo di fronte che puntualmente, ogni mattina, mette l'acqua nelle sue belle piante. Con la sua vestaglietta va avanti e indietro per quel balcone almeno 4 volte.
19 Maggio 2009:
ho il turno serale. Alla stazione noto, al binario 6, un anziano stranissimo. E' la seconda volta che mi capita di notarlo. Quest'uomo costeggia il binario, cammina proprio lungo la linea gialla, e sembra che controlli se fra le rotaie ci sia qualcosa di interessante, perchè ha sempre lo sguardo rivolto da quella parte. Poco dietro, il suo fedele cagnolino, accaldato e stanco, cerca di tenere il passo. Ogni tanto l'uomo si gira per controllare che ci sia e poi prosegue. Arriva alla fine del binario e torna indietro. Durante il percorso inverso, è il cagnolino a stare davanti e a girarsi per vedere se il padrone sia sempre lì. Però no, lui non guarda verso i binari, è troppo impegnato a far spaventare qualche piccione!!! Grandissimo...
Sera, stazione. Un guasto ai binari ha causato rallentamenti, il mio treno ha più di un'ora di ritardo. Sono arrabbiatissima! Mentre borbotto tra me e me, scorgo fra i binari un topolino piccolissimo! Era meraviglioso, girovagava alla ricerca di cibo, suppongo. Mi ha intenerita molto... Ho ripensato a quello visto, qualche mese fa, in metropolitana. Chissà se si conoscono! Comunque sia, vedere quest'esserino tanto dolce è stato l'unico sorriso di una giornata intensa e abbastanza triste (conclusasi, però, molto meglio!!!).
20 Maggio 2009:
sono stata in palestra e ho incontrato il mio amore: Botolo! E' così che ho chiamato il cane con cui ho fatto amicizia da poco... Questa volta le coccole sono durate molto (non mi decidevo ad entrare e fare esercizi) e lui si è spaparanzato come a voler dire: "Me la godo da bestia"...
Mitico Botolo!!!
Daniela
I sintomi di questa pseudo influenza non vogliono lasciarmi... Li possino!
Domani due anniversari:
1) 2 anni dal matrimonio di Manuela e Giancarlo! Festeggeranno insieme al loro piccolo (o piccola) in arrivo!!! Che meraviglia...
2) 28 anni Sara!
Proprio Sara sta trascorrendo un periodo difficile. Allora abbiamo pensato, con le altre, di farle una sorpresa: cena al ristorante messicano, solo noi 5, le 5 ragazze di via Merulana.
Poi, abbiamo preparato una caccia al tesoro, il cui indizio finale sarebbe stato proprio l'invito. Non si direbbe che anche io vado verso i 28... Però è così bello poter ridere e scherzare con gli amici!
La soddisfazione più grande è stata vedere il volto triste di Sara cambiare espressione e assumere un sorriso...
Adesso è di là che decide cosa mettere. Ha attaccato alla parete tutti i post it con gli indizi ed è più serena. Spero riusciremo a farle trascorrere una indimenticabile serata.
Oggi, a lavoro, una passeggera è andata dal mio supervisore e le ha detto di aver smarrito un bagaglio. Dopo un po' ha cominciato a piangere... Io stavo facendo il check in ad altri due, ma ovviamente ho notato tutto. Mi è dispiaciuto e allora le ho offerto un mio fazzoletto. La sorpresa è arrivata dai passeggeri a cui stavo stampando i biglietti: uno di loro (la signora), dopo aver visto cosa facevo, mi ha ringraziata... Mi ha ringraziata per aver dato un fazzoletto ad un'altra passeggera a lei completamente sconosciuta. Io ho sorriso e sono andata avanti con il mio lavoro, ma ero contenta di notare che ci sono persone sensibili, persone che apprezzano piccoli gesti. Poco dopo, lei e il marito, hanno aiutato la malcapitata a sistemare altri bagagli sul nastro e sono andati via. Avrei forse dovuto ringraziarli io...
Daniela
Come può, un uomo come lui, interessarsi ad una come lei?
Un uomo con una cultura così profonda, che vive per aiutare gli altri… Che cosa avrà trovato in un’insegnante senza laurea che trascorre le giornate cercando di far capire ad un bambino viziato e scontroso che 2+2 fa 4?
Sempre che ancora occupi i suoi pensieri.
Che cose sciocche che va pensando. E per colpa di questa sua paura a volte ha voluto strafare, commettendo errori ancora più sciocchi di lei.
Ma non quell’ultima sera. La sera prima della sua partenza.
Lui ha voluto portarla fuori a cena, in un ristorantino con vista su Roma… Hanno riso e bevuto. Non è abituata a bere e le gira un po’ la testa; ma è felice come non succedeva da tempo, non pensa più a quei problemi che da sempre l’assillano, si perde semplicemente negli occhi di un uomo che in pochi giorni le ha regalato tanta serenità.
Il cameriere stappa l’ennesima bottiglia, versando sbadatamente qualche goccia di vino sui pantaloni di lui. Si alza per andare in bagno a sciacquarsi ed è in quel momento che lei si ferma a pensare. Di getto prende un tovagliolo di carta, la penna dalla borsa, e scrive. Piega poi il tovagliolo e lo lascia scivolare nella tasca della giacca maschile poggiata sulla sedia di fronte.
La serata continua allegramente: una passeggiata mano nella mano, dolci sguardi al Gianicolo, un buffo cagnolino che apprezza particolarmente le sue coccole… Poi la separazione, così dolorosa, soffocante.
Adesso è al parco. Sola. E quel senso di soffocamento persiste. E’ come se le mancasse l’aria, come se la sua linfa vitale si stesse esaurendo.
Un’anziana signora, accanto a lei, lavora a maglia. Chissà quante incredibili storie potrebbe raccontarle. Magari ha vissuto la guerra, ha perso il suo unico amore, si è poi sposata con un uomo dolcissimo e che l’amava tanto ma che l’ha lasciata un anno fa. Adesso sta cucendo delle scarpine per l’ennesimo nipotino in arrivo.
“Sono proprio una piccola goccia in un immenso oceano…”, pensa.
E lui? Avrà mai trovato quell’insolito biglietto?
Il vento le scompiglia i capelli. Comincia a far freddo. Forse è ora di tornare a casa. Durante la via del ritorno, pensa al modo in cui le dava la buona notte: dolce bacio sulla fronte, come si fa con i bambini, stretto abbraccio e due parole: “A domani”… Ma sono finiti i loro domani? O sono lì, da qualche parte?
Alza gli occhi verso il cielo che va ad imbrunire e sente odore di pioggia. Inspira profondamente e si gode le prime leggere goccioline accarezzarle il viso…
Credo che un leone abbia la criniera più ordinata dei miei capelli...
Che bello l'esordio di questo post, eh?
Mentre attendo che il connubio tra zucchine e patate raggiunga la sua cottura ottimale, riporto le immagini di oggi.
Bellissima giornata qui a Roma: cielo azzurro come piace a me, vento leggero che rende piacevole camminare sotto il sole, tepore primaverile.
Sono uscita per andare in palestra, com'è mio solito, ma questa volta ho preso delle strade alternative. Ho tagliato per delle vie a me sconosciute ma che, secondo i miei calcoli, mi avrebbero dovuto portare proprio a destinazione. Non mi sbagliavo (nonostante il mio senso dell'orientamento faccia spesso schifo!). Cambiare strada mi piace sempre, scopro vicoli nuovi ed esploro; oggi mi sono ritrovata in una zona abitata soprattutto da cinesi e indiani. Sono già le 11:30 passate e l'odore che proviene da quelle case mi ha ricordato i pranzi domenicali, quando ci si riunisce tutti e si cucinano prelibatezze. Guardo le finestre dei palazzi che mi circondano, vedo gente al lavoro, intenta a pulire, a sistemare. Ho immaginato che di lì a qualche ora si sarebbero seduti tutti a tavola e avrebbero cominciato a raccontarsi la giornata...
In palestra tutto come al solito. Non appena decido che ne ho abbastanza, esco ed eccolo lì... Il solito cagnolino che aspetta all'entrata la sua padrona (o padrone) intenta/o a scolpire il suo fisico. Il nostro approccio è stato sempre soft ma deciso. Abbiamo cominciato con degli sguardi, con dei sorrisi. Le volte dopo siamo passati alle parole, ci salutavamo educatamente. Ma oggi... oggi il nostro legame si è rinforzato! E così mi sono ritrovata a coccolarlo su quella testolina bianca. So che ha gradito, mi ha salutato con uno scodinzolio che non aveva mai fatto (Mi manca Linus!!!).
Spero di rivedere presto il mio nuovo amico.
A casa la doccia è durata più del solito. Me ne sono stata sotto l'acqua quasi fredda, ad occhi chiusi, a sentire il rumore che faceva (che spreconaaaa)... A pensare...
Le mie verdure non sono ancora cotte, mannaggia. Comincio ad avere una certa fame (direi che sarebbe anche ora!).
Chissà che più tardi non esca un'altra volta... Domani ho doppio turno, devo approfittarne!
Però, non so... Mi manca qualcosa e non so precisamente cosa. Strana sensazione.
Daniela
Come ogni mattina, la sveglia suona alle 6:15. Il tempo di una doccia, un caffè, e subito fuori, nella speranza che l'autobus passi senza farsi attendere troppo. Questa vita va avanti da più di un anno, da più di un anno lei si ripromette di cercare casa in una zona più vicina a quella dove lavora.
E' trascorso, invece, solo un mese dall'ultima volta in cui gli ha stretto la mano, dall'ultima volta in cui ha poggiato la testa sulla sua spalla... Adora farlo, per poi socchiudere gli occhi e rilassarsi, mentre un braccio attorno alla vita la fa sentire così protetta. Chi l'avrebbe mai detto che quell'incontro sul treno, al ritorno dalla sua ultima visita a casa, le avrebbe regalato emozioni così forti. Se solo non ci fossero tutti questi kilometri a separarli...
Un pomeriggio, mentre se ne stavano al parco a godersi tiepidi raggi di sole, gli ha chiesto la sua giornata tipo: dal risveglio, alla pausa pranzo, al rientro a casa... In questo modo, una volta lontani, lei avrebbe potuto sapere, bene o male, cosa stesse facendo lui nell'arco della giornata.
Ha pensato fosse una cosa romantica ed è subito arrossita quando lui ha sorriso guardandola negli occhi.
Però adesso ha paura. Se ha dimenticato il suo volto? La sua voce? Lei ricorda tutto, pure il modo in cui strappa la bustina dello zucchero, come lo versa nel caffè, formando una spirale, "così non si concentra tutto in un punto", diceva. Riesce a sentire ancora il profumo del suo dopobarba.
Non lo ammette a se stessa, ma gli manca da impazzire. Ha finto di essere più forte di quanto non sia e adesso le fa rabbia non avergli detto che non avrebbe mai voluto che lui partisse. Invece no. Lei "ha capito" perfettamente quanto il lavoro di dottore sia importante, ci sono tanti pazienti che l'aspettano...
Come ha potuto cedere così?
L'autobus è arrivato a destinazione. Il bambino l'aspetta per la solita lezione giornaliera: oggi matematica e scienze. Il cielo è grigio ma la temperatura è piacevole.
Sono le 8:30 in punto.
Dunque, fammi pensare... A quest'ora dovrebbe già aver preso servizio in ospedale ed è sicuramente al suo terzo caffè...
Daniela